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2012 Vincitori

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2012 VI Edizione Vincitori

La Miglior Opera di Narrativa Straniera

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Enrique Vila-MatasEsploratori dell’abisso (Feltrinelli 2011, traduzione di Pino Cacucci)

La Motivazione

«Enrique Vila-Matas appartiene ad una razza di cannibali letterari, cioè di quegli scrittori che si nutrono della letteratura stessa. I suoi antenati sono Diderot, Raymond Russell e W.G. Sebald, e in ogni suo libro è stato il cronista di scrittori che non volevano scrivere, lettori stufi della lettura, libri composti di pagine vuote, storie di vite vissute che sono una pura finzione. Esploratori dell’abisso è una collezione di saggi che diventano finzione, racconti che diventano reali e semplicemente pagine di uno scrittore troppo preoccupato di verità letteraria per tenere conto dei confini tra quello che consideriamo un mondo reale e quello che consideriamo un mondo sognato.

Il suo stile, preciso come uno scalpello, non è ingombrante. Sembra solo che pensi ad alta voce con poetica precisione i problemi essenziali di un credo letterario.

In uno dei suoi scritti, Vila-Matas ha dichiarato: “lotto contro la realtà con finzione”. Come tutte le cose che ha detto, questo è solo una maschera. Con le pretese di combattere la realtà, Vila-Matas ce la  svela usando la sua abilità di narratore e trasforma il nostro mondo quotidiano in qualcosa di lucido, luminoso e meravigliosamente commovente.»


La Miglior Traduzione

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Bruno Berni per la traduzione di I figli dei guardiani di elefanti di Peter Høeg.

La Motivazione

«Dare voce ai bambini e agli adolescenti è, in letteratura, una prova ad alto rischio. Scrittore curioso e multiforme, Peter Høeg si è divertito in questo serissimo gioco, costruendo con sapienza un’architettura insieme robusta e ariosa, conscia dei precedenti illustri (da Dickens a Mark Twain) ma insieme originalissima e fortemente caratterizzata. Tradurre e rendere godibile e convincente un simile impasto, leggero all’apparenza ma in realtà estremamente complesso e stratificato, ha costituito una sfida che solo un profondo conoscitore della realtà danese come Bruno Berni poteva sperare di vincere. Mediatore infaticabile delle letterature nordiche nel nostro paese, forte di una frequentazione appassionata e prolifica con i massimi autori della Danimarca, Berni ha dimostrato di sapersi muovere con maestria anche nel registro ilare e giocoso, rendendo nella nostra lingua tutte le asprezze, le iperboli, le buffonerie, le immagini fantastiche dell’originale, ma senza mai derogare dal principio del rigore filologico e senza mai indulgere al facile ammiccamento, a uno pseudolinguaggio banalmente “giovanile”. Come sa bene chiunque pratichi il mestiere di traduttore letterario, nulla è più insidioso della apparente “facilità”, della “scorrevolezza”, della “levità”. Restituirle senza farne una caricatura o, peggio, una involontaria parodia, richiede raffinata perizia, massima sorveglianza, grandissima fatica. Nascondere – come suggeriva Hofmannsthal – la profondità nella superficie è una delle più ardue prove cui sia chiamato un traduttore. Ma è anche il miglior banco di prova del suo valore. Per questa ragione siamo lieti quest’anno di premiare Bruno Berni.»


Finalisti

Emmanuel CarrèreVite che non sono la mia (Einaudi) 

Jenny ErpenbeckDi passaggio (Zandonai)

Damon GalgutIn una stanza sconosciuta (e/o) 

Jón Kalman StefánssonParadiso e inferno (Iperborea)