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2013 Vincitori

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2013 VII Edizione Vincitori

La Miglior Opera di Narrativa Straniera

Juan Gabriel VásquezThe Sound of Things Falling
(Ponte alle Grazie, 2012, translation by Silvia Sichel) 

La Motivazione

Fra gli scrittori sudamericani viventi Juan Gabriel Vasquez occupa senz’altro un posto di primissimo piano.

Nato a Bogotà, in Colombia, trascorre diversi anni in Europa, ma poi torna a vivere in patria. Le sue pagine affrontano a muso duro le tante facce della realtà colombiana, centro del traffico internazionale di droga. “Sono nato insieme al business della droga, quando i mercanti americani hanno scoperto gli incredibili proventi che si potevano ottenere con la cocaina”.

Il suo nuovo romanzo, Il rumore delle cose che cadono, è una storia di cospirazioni e di sangue, di personaggi posti di fronte a misteri la cui soluzione può risolvere anche le loro vite spezzate. È un noir, ma con la forza della vera letteratura. È un libro che si divora, ma che costringe a profonde riflessioni sul destino e sulla morte.

La prosa di Vasquez è capace di concatenare la delicatezza degli incontri fra due esseri umani e la ferocia di crimini che coinvolgono intere popolazioni. È, il suo, il realismo meno magico che si possa immaginare, ma è un realismo commovente e lancinante insieme. La sua prosa è la linea che unisce le nostre vite quotidiane e normali a quelle forze che, lasciate incontrollate, possono condizionare e manomettere e distruggere le nostre esistenze. E questa è una forma di magia potentissima. 


La Miglior Traduzione

Alessandro Fo, versione italiana di Eneide, di Publio Virgilio Marone (Einaudi 2012)

La vitalità di un mondo si misura sulla sua inclinazione a interrogarsi su se stesso. Per questo dobbiamo essere grati ogni volta che un editore ripubblica un classico in una nuova traduzione.  Perché ci offre l’occasione di rileggere e riascoltare cose remote e conosciute in un linguaggio nuovo e sconosciuto, e tuttavia profondamente nostro, situato com’è nel nostro tempo. Se poi quel classico è l’Eneide, rileggere equivarrà a riconsiderare il nostro essere nel mondo, a riproporre ancora una volta quel rapinoso enigma che nessuno – non Virgilio e non il suo più commosso interprete, quello Hermann Broch che lo stesso Rezzori ammirava immensamente – ha mai potuto sciogliere.

Alessandro Fo non è soltanto uno studioso e un traduttore di prim’ordine; è anche, e ben più intimamente, un poeta e un maestro che nel colloquio appassionato e sommesso – con gli autori, con gli allievi, con i lettori – ha trovato e trova, ogni giorno di nuovo, il senso della propria vocazione. Così deve essere stata una sorta di devozione, di responsabilità etica non solo “resistenziale”, non solo vòlta a custodire e a serbare ma anche a riaffermare e a rifondare, ciò che ha spinto Fo ad affrontare l’enorme fatica di studio e di ricognizione, l’inàne lotta con l’angelo della lingua e con i demòni della metrica e del ritmo, e anche quella più segreta e feroce battaglia con i propri limiti e la propria fragilità nel dare la voce, la propria, a un modello inarrivabile. Sostiene, Fo, di aver lavorato, e lottato, cercando di “limitare le perdite”. Noi riteniamo invece che abbia radiosamente sbaragliato le schiere, e che la sua versione sia un autentico atto di restituzione, al nostro tempo, dell’originale e dell’universo che gli ruota attorno. E di questo sentiamo qui, oggi, il desiderio di ringraziarlo.


Finalisti

Jennifer EganLook At Me (Minimum Fax)

Etgar KeretSuddenly, A Knock at the Door (Feltrinelli) 

Atiq RahimiA Curse on Dostoevsky (Einaudi) 

Jeanette WintersonWhy Be Happy When You Can Be Normal? (Mondadori)